Dall’Università alla professione: un’esperienza di formazione
Avvicinare la formazione universitaria alla pratica professionale significa offrire agli studenti l’occasione di osservare da vicino il lavoro dell’Avvocato e di misurarsi con il metodo, il confronto e la responsabilità che caratterizzano quotidianamente la professione.
È con questo spirito che Zoppolato & Associati ha accolto Ludovica Vezzani, studentessa dell’Università Bocconi, per un periodo di stage che l’ha coinvolta attivamente alla vita dello Studio.
Nell’intervista, Ludovica Vezzani e l’Avv. Massimiliano Napoli, tutor del percorso di stage, ripercorrono questa esperienza da due prospettive complementari: quella di chi si avvicina per la prima volta alla professione e quella di chi ne accompagna la formazione, favorendo l’interazione con il team e la progressiva traduzione delle conoscenze accademiche in metodo e pratica professionale.
Un percorso culminato nella realizzazione dell’approfondimento “L’accesso ai sistemi di giustizia amministrativa: un’analisi comparata”, nel quale Ludovica ha potuto coniugare l’approccio internazionale e comparatistico maturato nel proprio percorso universitario con i temi e le dinamiche concrete della giustizia amministrativa.

Che cosa ti ha colpito di più entrando nello Studio e quanto l’esperienza è stata diversa da come immaginavi il lavoro legale dall’Università?
Entrando nello Studio, ciò che mi ha colpita maggiormente è stata l’organizzazione del lavoro, fortemente improntata al confronto e all’aggiornamento reciproco. Le riunioni del lunedì mattina, insieme agli altri momenti di scambio durante la settimana, sono occasioni per fare il punto sullo stato dei casi, sulle nuove questioni da affrontare e sulle pubblicazioni della newsletter.
L’esperienza mi ha sorpresa soprattutto per l’attenzione dedicata alla mia formazione. Sulla base delle guest lectures e degli incontri universitari con professionisti delle aree legali di grandi aziende, ma anche del confronto con altri studenti che stavano svolgendo un tirocinio nel mio stesso periodo, non mi aspettavo un coinvolgimento così diretto. Ho trovato un ambiente in cui tutti, anche gli Avvocati Senior, dedicavano del tempo a spiegarmi le questioni affrontate, a coinvolgermi nelle ricerche e a offrirmi l’opportunità di assistere alle udienze in tribunale insieme alle praticanti.
Mi ha colpito, in particolare, un principio che tutti hanno tenuto a sottolineare: una sorta di «debito dell’insegnamento», inteso come l’impegno a trasmettere a chi si avvicina alla professione ciò che si è ricevuto a propria volta durante la formazione. È un’attenzione che non considero affatto scontata e che ha reso questa esperienza particolarmente significativa.
Quale attività o momento ti ha permesso di capire meglio il valore del confronto tra competenze, esperienze e punti di vista diversi all’interno dello Studio?
Le riunioni settimanali sono state sicuramente occasioni preziose per comprendere il valore del confronto: discutendo delle diverse questioni, emergevano competenze, esperienze e punti di vista che permettevano di arricchire l’analisi e individuare possibili approcci.
Ciò che mi ha colpita maggiormente, però, è stato quanto questa disponibilità al dialogo fosse parte della quotidianità dello Studio. Il rapporto tra i professionisti, un gruppo molto affiatato, faceva sì che anche i momenti informali, come le pause pranzo, diventassero occasioni per scambiarsi consigli su come impostare un lavoro o suggerire una prospettiva diversa da cui affrontare una questione.
Ricordo, in particolare, i momenti trascorsi fuori dal tribunale dopo le udienze, quando gli Avvocati si soffermavano a spiegarci alcuni passaggi di ciò che era accaduto in aula. Poter fare domande e ascoltare le loro osservazioni mi aiutava a cogliere particolari che da sola non avrei saputo interpretare e a comprendere meglio ciò a cui avevo appena assistito.
Ho avuto anche la possibilità di leggere articoli e ricerche a cui i professionisti dello Studio stavano lavorando, dedicati a temi di grande attualità, come i data center. Tra queste letture, ricordo l’articolo dell’Avvocato Napoli sull’enciclica Magnifica Humanitas, dedicata alla tutela della persona nell’epoca dell’intelligenza artificiale e alle sfide che questa pone anche al mondo del lavoro.
Sono state occasioni per avvicinarmi ad argomenti diversi e conoscere il modo in cui ciascun professionista li affrontava attraverso le proprie competenze e sensibilità. Ho così potuto capire che il valore del confronto risiede anche nella possibilità di chiedere un parere e riconsiderare la propria lettura grazie all’esperienza degli altri. Considerata l’ampiezza delle tematiche giuridiche, confrontarsi con chi ha già approfondito un determinato argomento è particolarmente prezioso: permette di orientare meglio la ricerca e di ragionare insieme sull’interpretazione delle norme e sulla loro applicazione al caso concreto.
In che modo il rapporto con i professionisti dello Studio ti ha aiutato a trasformare ciò che hai studiato in Bocconi in un’esperienza più concreta e professionale?
Il rapporto con i professionisti dello Studio mi ha aiutata soprattutto a capire come tradurre le conoscenze acquisite in Bocconi in ricerche e argomentazioni chiare ed efficaci. In università viene dedicato molto spazio alla preparazione teorica, che costituisce una base indispensabile per affrontare l’attività pratica, mentre non sempre c’è altrettanto tempo per esercitarsi nella scrittura e nell’esposizione delle proprie argomentazioni.
Durante lo stage ho ricevuto indicazioni preziose su come impostare le ricerche, strutturare i testi e prestare attenzione al linguaggio utilizzato. In particolare, i professionisti dello Studio mi hanno insegnato l’importanza di mantenere un tono fermo ma rispettoso nei documenti e nelle comunicazioni, mostrandomi come un’argomentazione chiara, concisa e ben fondata sia spesso molto più efficace di una frase a effetto. Questo confronto mi ha permesso di comprendere che la preparazione giuridica acquista valore nella pratica anche attraverso la capacità di organizzare e comunicare le proprie conoscenze.
Hai concluso lo stage con un articolo di approfondimento: come è nato il tema e che cosa rappresenta, per te, questo lavoro a chiusura dell’esperienza?
L’idea per l’articolo è nata leggendo i documenti relativi a un ricorso, in preparazione a una delle prime udienze a cui ho assistito in tribunale. Parlandone con l’Avvocato Napoli, è emerso che il significato che attribuivo al termine «merito» non era del tutto corretto. Lui ha quindi colto l’occasione per chiarirmi il concetto e illustrarmi, a grandi linee, le fasi iniziali del processo. Quel confronto ha suscitato in me il desiderio di approfondire.
Il corso di Global Administrative Law, che avevo seguito il semestre precedente, mi aveva fornito una preparazione generale sui principi e sulle istituzioni amministrative internazionali, senza però entrare nel dettaglio dei singoli sistemi nazionali. Ho quindi pensato di approfondire l’accesso alle diverse fasi del processo, mettendo a confronto sistemi di civil law e di common law e applicando così l’approccio comparato che caratterizza il mio percorso di studi in Bocconi.
La stesura dell’articolo è stata un’occasione per imparare a condurre una ricerca più mirata e rigorosa e per migliorare, grazie alle indicazioni dei professionisti dello Studio, la mia scrittura e la capacità di esporre le argomentazioni. È stato particolarmente interessante mettere in relazione ciò che studiavo con quanto osservavo concretamente in tribunale, arricchendo l’analisi attraverso i chiarimenti e gli spunti che emergevano dal confronto quotidiano con gli avvocati.
Oltre alla soddisfazione per il lavoro svolto e alla gratitudine verso lo Studio per l’opportunità di pubblicarlo nella newsletter, questo articolo rappresenta per me il punto di arrivo di sei settimane di apprendimento e di scambio. Racchiude le domande, le osservazioni e i consigli che hanno accompagnato il mio percorso ed è anche un bel ricordo di un’esperienza che considero profondamente positiva.
Ludovica Vezzani
Che valore ha per lo Studio accogliere studenti universitari e coinvolgerli realmente nelle attività professionali e nel confronto con il team?
Avere la possibilità di accogliere in studio studenti universitari è una preziosa occasione di confronto. É un modo efficace e appagante per mettere a disposizione di giovani il nostro metodo di lavoro, i nostri valori, le nostre esperienze.
Si tratta di una scelta di condivisione doverosa, che guarda al futuro della nostra attività.
In concreto, lo stage permette la partecipazione alle riunioni organizzative di studio, alle udienze, alla preparazione di atti e pareri, all’approfondimento di temi giuridici e a importanti occasioni formative. Sempre con la possibilità di un immediato confronto con i membri del team, il tutto garantendo:
- a noi, l’immediata soddisfazione di poter essere utili e un importante riscontro e una concreta verifica delle nostre attività quotidiane da un punto di vista esterno e quindi particolarmente interessante;
- agli studenti, un’esperienza umana e professionale che potrà essere utile per il loro futuro nel mondo del lavoro, essendosi confrontati dall’interno con le modalità di funzionamento di uno studio legale dinamico e particolarmente attento all’organizzazione ed alla condivisione di valori.
Con Ludovica, in particolare, è stato possibile un reciproco scambio di esperienze e di punti di vista. Il suo, interdisciplinare e internazionale, alla luce del suo specifico corso di studi in Global Law; il nostro, legato alle tematiche del diritto amministrativo e quindi al contesto nazionale.
Grazie alla disponibilità, alla curiosità intellettuale ed alla vivacità di Ludovica, che si è inserita nel team con entusiasmo, l’esperienza del suo stage è stata per tutti particolarmente gratificante.

