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IA: spunti di riflessione ispirati (anche) alla enciclica Magnifica Humanitas

IA ed enciclica Magnifica Humanitas - Zoppolato & Associati Studio Legale diritto amministrativo Milano

AI ed enciclica Magnifica Humanitas - Zoppolato & Associati

La recente lettera enciclica Magnifica Humanitas costituisce lo spunto per alcune riflessioni legate all’IA.

L’IA è ormai passata da fenomeno di curiosità – i video e le foto ritoccate, le richieste in stile Google, la pretesa di una risposta esauriente con un solo click – a strumento sempre più flessibile e diffuso nell’uso quotidiano: non più mero accessorio, ma vero e proprio “necessorio”. Strumento che, come è noto, per noi avvocati occorre declinare in chiave di controllo umano, sia per ragioni di responsabilità, sia per elementari esigenze deontologiche.

Il rischio delle cosiddette allucinazioni è stato più volte sollevato, anche in sede giudiziale: numerose sentenze si sono occupate della responsabilità dell’avvocato che introduca nei propri atti citazioni manifestamente errate. L’ultima frontiera è però l’uso di metadati diretti a condizionare la disamina del testo operata con algoritmi (il recente caso brasiliano di prompt injection).

Elevando lo sguardo rispetto a queste questioni quotidiane, la Magnifica Humanitas compie un’opera di rilevante spessore filosofico e pratico, oltre che di fede.

Paradossalmente la chiave dottrinale risulta quasi residuale, in un testo che pure prende le mosse dalla completa disamina della storia e degli approdi della dottrina sociale della Chiesa, per affermare la necessità di alcuni punti fermi nell’approccio all’IA.

La dignità di tutti gli esseri umani e il valore dei diritti umani costituiscono i fondamenti della dottrina sociale e, dunque, le fondamenta su cui costruire i ragionamenti sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

L’enciclica pone poi una serie di principi della Dottrina sociale – non a caso avviatasi con la Rerum novarum – che appaiono utili strumenti per maneggiare lo sviluppo dell’IA.

  • Principio del bene comune: ovvero l’insieme delle condizioni che permettono in una società il pieno sviluppo dei singoli.
  • Principio della destinazione universale dei beni: i beni della terra, materiali e culturali, appartengono a tutti i popoli.
  • Principio di sussidiarietà: volto a valorizzare l’apporto dei cd corpi intermedi (famiglia, istituzioni, associazioni…).
  • Principio di solidarietà: che in un mondo interconnesso ha ormai dimensione globale.
  • Principio della giustizia sociale: che in un contesto digitale è volto a disciplinare l’equo accesso alle tecnologie digitali, a tutela di deboli, piccoli e fragili.

Un’apertura consapevole all’uso dell’intelligenza artificiale

Il quadro che emerge dalle riflessioni dell’enciclica è comunque quello di una apertura all’intelligenza artificiale, «aiuto prezioso che richiede attenzione», non di una chiusura aprioristica.

Apertura cui sono legate alcune attenzioni volte a:

  • tutelare le persone da scelte arbitrarie (algoritmi che determinino effetti escludenti o discriminazioni di genere, orientamento sessuale, razza o provenienza, ad esempio);
  • evitare limiti all’accesso alla tecnologia dettati dalle sole esigenze di privati (le grandi compagnie del digitale, ormai più ricche e potenti degli stati: il che contrasta con il principio della destinazione universale dei beni);
  • ricordare che dietro all’IA ci sono catene di soggetti umani sfruttati da chi è chiamato ad addestrare le macchine ai lavoratori delle industrie legate alla produzione dell’hardware: nell’insieme, i nuovi schiavi;
  • tutelare l’ambiente, considerate le esigenze di consumo di acqua ed energia dei data center.

L’enciclica pone una serie di spunti senza dettare soluzioni.

L’importanza dell’enciclica appare legata soprattutto al metodo: applicare al nuovo contesto digitale i principi con cui nei secoli si è evoluta la dottrina sociale. Il punto cardine resta il lavoro, come ricorda la Rerum novarum, vera svolta nella dottrina sociale della Chiesa.

Il lavoro è il terreno su cui andrà sempre più a impattare l’IA, sicché questi principi appaiono costituire un’utile cartina di tornasole per comprendere quali possibili evoluzioni potranno essere determinate dall’IA.

La dignità del lavoratore, la centralità dell’apporto umano, la necessità di evitare nuove schiavitù e forme di discriminazione sono alcuni dei passaggi chiave che dovrebbero essere considerati, in quest’ottica.

Di contro, la comprensione dell’uso dell’intelligenza artificiale, la formazione continua, l’apertura al dialogo intergenerazionale e la valorizzazione della fantasia umana sono le sfide della quotidianità attuale e prossima: sfide che da professioniste e professionisti viviamo già sin d’ora, insieme alle questioni applicative di responsabilità e deontologia.

In conclusione, lungi dal proporre una soluzione statica, l’enciclica può offrire un valido ausilio nell’interpretazione dinamica dei prossimi passi della ormai necessaria regolamentazione dell’IA: per un utilizzo consapevole, non discriminatorio e sempre più funzionale alle esigenze di ciascuno.

IA e dichiarazione di Roma

Un primo esito dell’enciclica è stato dato dalla «Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante nell’Era dell’Intelligenza Artificiale, delle Armi Nucleari e Autonome, dei Nuovi Protocolli Digitali e dei Modelli Emergenti di Sviluppo Digitale», sottoscritta lo scorso 16 luglio da un numeroso gruppo di scienziati, premi Nobel, esperti di intelligenza artificiale ed ex capi di stato e di governo, riunitisi a Roma (https://www.globalnobelassembly.org/rome-declaration).

In essa si è posto l’accento sull’IA come strumento potenzialmente idoneo ad acuire le distanze tra popoli e nazioni, nonché come arma che, unita a quelle nucleari, può dar vita a un nuovo equilibrio mondiale fondato sulla paura della distruzione reciproca.

Di contro, ne emerge la necessità di uno sviluppo orientato al benessere e agli interessi dell’umanità.

Secondo i firmatari della dichiarazione, è cruciale che i giovani, chiamati alla futura leadership mondiale, possano essere messi in grado di confrontarsi con l’IA e con le armi nucleari, in esito a un percorso di educazione, mentorship, partnership intergenerazionale e partecipazione inclusiva in un contesto multiculturale.

Tornando all’enciclica, la destinazione universale dell’IA, se applicata, osterebbe a un suo uso particolare, funzionale al mero sviluppo bellico.

Un simile uso, però, non può essere solo negato aprioristicamente: deve piuttosto essere oggetto di attenzione consapevole da parte delle cittadinanze e dei corpi intermedi e, come ricorda la dichiarazione, delle nuove generazioni.

Il CCNL funzioni locali 2025-2027

Risulta infine utile rilevare come per la prima volta in un contratto collettivo – l’appena siglato CCNL funzioni locali 2025-2027 – entrino una serie di regole legate all’IA (https://www.aranagenzia.it/wp-content/uploads/2026/07/Ipotesi-comparto-FL-25-27-_-21-luglio-firma-1-1.pdf ).

In particolare, accanto al confronto tra lavoratori e datori sull’uso dell’intelligenza artificiale nella valutazione delle performance, è previsto l’obbligo per le amministrazioni di rendere comprensibili, mediante apposita informativa, le finalità dei sistemi usati e i loro criteri generali, con le possibili ricadute sui carichi di lavoro, sulla salute e sulla sicurezza.

Sono inoltre previsti il divieto di adozione di decisioni esclusivamente automatizzate con effetti rilevanti sul rapporto di lavoro senza un intervento umano effettivo; nonché il diritto di ciascun dipendente di conoscere in modo comprensibile i criteri generali dei sistemi usati e di ricevere una formazione specifica.

L’utilizzo dell’IA deve avvenire nel rispetto dei principi di non discriminazione, trasparenza e proporzionalità, evitando effetti distorsivi o penalizzanti nei confronti dei lavoratori.

Le decisioni, infine, dovrebbero essere sempre di responsabilità dei dirigenti: l’algoritmo o comunque il sistema di IA non può costituire l’elemento decisore ultimo, bensì un ausilio alla scelta dirigenziale.

È previsto che gli impatti organizzativi dell’intelligenza artificiale siano assoggettati al monitoraggio di un Organismo paritetico per l’innovazione.

Appare singolare che una prima disciplina dell’uso dell’IA – sia interno (gli strumenti di valutazione), sia esterno (gli algoritmi decisionali) – sia dettata da un contratto collettivo nazionale, prima ancora che tale uso venga implementato con direttive generali e che ne sia prevista l’acquisizione dei servizi in favore dei dipendenti delle Amministrazioni locali.

A conferma del fatto che l’intelligenza artificiale trova un suo naturale ambito di confronto nel lavoro.

Avv. Massimiliano Napoli